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Settimana lavorativa di 20 ore

30 June 2012

Bertrand Russell, nel suo saggio “Elogio dell’Ozio”, argomenta che la gente ha bisogno più di tempo libero che di tempo lavorativo (per occuparsi di altre attività quali vita sociale e politica, acculturarsi, lavorare su progetti culturali e artistici, ed anche solo bighellonare un po’) e propone di dimezzare l’attuale settimana lavorativa a 20 ore . Il tema che non tratta è il salario. Ovviamente, una famiglianon può vivere guadagnando la metà: entrambi i partner dovrebbero lavorare, ma molti già lo fanno e lo stesso non arrivano a fine mese. A parte l’assurdità di ciò, la questione dovrebbe essere ottenuta (dopotutto ognuno lo vuole, cercando di ottenere lavori meno faticosi – fin dalla scelta di una gioventù di studi – come segno di status, a parte che per ciò, più che di valore o pura espressione di pigrizia o, di fatto, di apprezzamento della vita sociale e  del lavoro creativo), ma, ovviamente, almeno con la stessa quantità di quella forma di schiavitù sociale chamata “salario”. Nondimeno, a questo punto, si pongono questioni di macroeconomia, legate, di fatto, più al cannibalismo mercantilistico che ad altre questioni. perchè più denaro per i lavoratori significa non solo, ovviamente, più moneta pagata dagli ultra-super-ricchi (or meno ricchi) datori di lavoro (fra l’altro, i salari rappresentano una parte più o meno piccola del budget di un’impresa – circa l’8%): ci sono anche le piccole aziende, e più salari significa, di per sè, una maggiore spinta ad aumentare i prezzi, secondo la nuova disponibilità di denaro, come considerato da Milton Friedman riducendo la formula

[Quantità of moneta] x [Velocità di circolazione della moneta]

=

[Prezzi] x [Quantità di beni venduti]

a M = P x Y (o, meglio, secondo la formulazione della Scuola Economica di Cambridge, k x M [ x V ] = P x Y, dove k è un numero superiore a zero che rappresenta che vanno considerati la porzione o i multipli della moneta in circolazione – risparmio/indebitamento – e non la semplice quantità di moneta) [ci sarebbe un’altra suddivisione in tre mercati di questa relazione circolazione di moneta/prezzi: beni generali, beni di ultralusso e titoli monetari].

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Pertanto, se la gente guadagna il doppio rispetto a quanto lavora, i prezzi tendono, più o meno vorticosamente, a raddoppiare, dopo un più o meno lungo periodo di crescita dei prezzi, a parte la frazione di forza lavoro che lungo il percorso è spinta ad aggiungersi a quella già presente nello spazio lasciato vuoto dalla forza lavor già impiegata. Lasciando i salari per ora di lavori immutati, invece, i lavoratori sono privati di metà del loro potere d’acquisto direttamente, invece di dimezzare soltanto le ore di lavoro. Per assestare il quadro macroeconomico passo passo, quindi, con lo stesso salario, Le ore di lavoro devono essere ridotte gradualmente. Esattamente lungo questa prospettiva vanno le proposte di ridurre le settimana lavoativa a 35 ore. Primo passo: 35 ore – appunto. quindi 30  quindi, passo passo, meno ed anche molto meno di 20 ore, per assestamenti susseguenti e graduali. Questa non è la vecchia storia del “+1”: se la questione fosse ben lubrificata, chiederemmosubito la settimana lavorativa di 20 ore, senza lasciarla languire tra i meandri della storia. Il punto è, come scritto sopra, dare tempo al sistema di assestarsi e quiondi procedere ai passi successivi, verso direzioni persino ben oltre un brusco cambiamento del quadro macroeconomico.

Bertrand Russell 1907

English: Portrait of Milton Friedman

English: Portrait of Milton Friedman (Photo credit: Wikipedia)